News & Normativa2 agosto 2026

NASPI 2026: Requisiti, Calcolo e Durata dell'Indennità di Disoccupazione

La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, comunemente nota come NASPI, rappresenta il principale strumento di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il posto di lavoro. Nel 2026, la disciplina di riferimento rimane quella introdotta dal decreto legislativo

NASPI 2026: Requisiti, Calcolo e Durata dell'Indennità di Disoccupazione

NASPI 2026: Requisiti, Calcolo e Durata dell'Indennità di Disoccupazione

La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, comunemente nota come NASPI, rappresenta il principale strumento di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il posto di lavoro. Nel 2026, la disciplina di riferimento rimane quella introdotta dal decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, con gli aggiornamenti apportati dalle successive manovre finanziarie e dalla legge di bilancio 2025 entrata in vigore il 1° gennaio 2025.

Questa guida analizza in modo sistematico i requisiti per accedere alla NASPI nel 2026, le modalità di calcolo dell'importo spettante, la durata della prestazione e le principali questioni pratiche che lavoratori e professionisti del diritto si trovano ad affrontare.


Che cos'è la NASPI e a chi spetta

La NASPI è una prestazione economica di natura previdenziale erogata dall'INPS a favore dei lavoratori dipendenti che si trovano in stato di disoccupazione involontaria. Si tratta, dunque, di uno strumento concepito per tutelare chi perde il lavoro contro la propria volontà, non chi sceglie autonomamente di cessare il rapporto.

La prestazione spetta ai lavoratori subordinati iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti, compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato e il personale artistico con rapporto di lavoro dipendente. Sono invece esclusi i dipendenti pubblici a tempo indeterminato, i lavoratori agricoli (che accedono a una prestazione diversa, la NASPI agricola o la disoccupazione agricola), i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale e i lavoratori che abbiano raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.


I requisiti per accedere alla NASPI 2026

Per accedere alla NASPI nel 2026 è necessario soddisfare tre condizioni cumulative.

1. Stato di disoccupazione involontaria

Il lavoratore deve trovarsi in stato di disoccupazione in senso tecnico-giuridico. Ciò accade nei seguenti casi:

  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo;
  • licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento collettivo;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro nell'ambito della procedura di conciliazione obbligatoria (trasferimento ad altra sede distante oltre 50 km o con tempo di percorrenza superiore a 80 minuti);
  • dimissioni per giusta causa, ossia quando il comportamento del datore di lavoro costituisce una grave violazione contrattuale;
  • scadenza del contratto a termine;
  • cessazione dell'attività aziendale.

Le dimissioni volontarie ordinarie, salvo quelle per giusta causa, non danno diritto alla NASPI. È un principio consolidato che merita particolare attenzione, poiché molti lavoratori non ne sono consapevoli al momento di prendere decisioni sul rapporto di lavoro.

2. Requisito contributivo

Il lavoratore deve aver versato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione. Il computo riguarda le settimane di contribuzione effettiva a qualsiasi titolo accreditata, incluse le settimane coperte da contribuzione figurativa per maternità, malattia e infortunio.

Non è richiesto che le settimane siano continuative né che siano state maturate presso un unico datore di lavoro. Ciò rende il requisito contributivo relativamente accessibile anche per chi ha avuto carriere discontinue o ha alternato più rapporti di lavoro.

3. Requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo

Nell'anno precedente l'inizio della disoccupazione, il lavoratore deve aver prestato almeno 30 giornate di lavoro effettivo, indipendentemente dal settore o dal tipo di contratto. Anche questo requisito è stato concepito per includere i lavoratori con contratti atipici o part-time.


Come si calcola la NASPI nel 2026

Il calcolo dell'importo mensile della NASPI si articola in due fasi: la determinazione della retribuzione di riferimento e l'applicazione delle percentuali di computo.

La retribuzione di riferimento

La base di calcolo è la retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, divisa per il numero di settimane di contribuzione, moltiplicata poi per il coefficiente 4,33 per ottenere il valore mensile.

La formula è dunque:

Retribuzione di riferimento = (Somma delle retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni / numero di settimane contributive) x 4,33

Le percentuali e i massimali

Sull'importo così determinato si applica:

  • una percentuale del 75% se la retribuzione mensile di riferimento è pari o inferiore a una soglia rivalutata annualmente dall'INPS sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. Per il 2026, tale soglia è pari a circa 1.428 euro mensili (il valore preciso viene aggiornato ogni anno con circolare INPS);
  • se la retribuzione mensile supera tale soglia, l'importo della NASPI è pari al 75% della soglia più il 25% della differenza tra la retribuzione mensile e la soglia stessa.

L'importo massimo mensile erogabile è soggetto anch'esso a rivalutazione annuale. Per il 2026, il massimale si attesta intorno a 1.550 euro mensili lordi, importo che verrà aggiornato con la circolare INPS di inizio anno.

La riduzione progressiva

A partire dal quarto mese di fruizione della NASPI, l'importo si riduce del 3% ogni mese in modo progressivo. Questa riduzione è prevista dall'articolo 4 del decreto legislativo 22/2015 e risponde alla logica di incentivare il reingresso nel mercato del lavoro. Concretamente, un lavoratore che percepisce inizialmente 1.200 euro mensili, al quarto mese riceve 1.164 euro, al quinto 1.129 euro e così via.


Durata della NASPI 2026

La durata della NASPI è commisurata alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi quattro anni. Se il lavoratore ha contribuito per 100 settimane nel quadriennio precedente, avrà diritto a 50 settimane di NASPI, pari a circa 11 mesi e mezzo.

La durata massima è di 24 mesi (104 settimane). Questa soglia è raggiungibile solo da chi ha accumulato almeno 208 settimane contributive nel quadriennio, il che nella pratica riguarda lavoratori con carriere molto stabili e continuative.

Per i lavoratori con contratti brevi o carriere discontinue, la durata effettiva può essere significativamente inferiore. È pertanto fondamentale che il lavoratore verifichi, prima di cessare il rapporto di lavoro, il proprio estratto conto contributivo INPS per stimare la durata e l'importo della prestazione cui potrebbe avere diritto.


Come presentare la domanda NASPI

La domanda di NASPI deve essere presentata esclusivamente in via telematica, attraverso uno dei seguenti canali:

  • portale web dell'INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS;
  • Contact Center INPS (numero 803.164 da rete fissa o 06.164.164 da cellulare);
  • patronati e intermediari abilitati.

Il termine per la presentazione della domanda è di 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Il termine si computa dalla data di cessazione o, se successiva, dalla fine del periodo di maternità, malattia o infortunio indennizzato dall'INPS che sia intervenuto dopo la cessazione.

Il rispetto del termine è essenziale: la presentazione tardiva comporta la perdita delle giornate intercorrenti tra la scadenza e la data di effettiva presentazione. In sostanza, la NASPI decorre dall'ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro se la domanda è presentata entro l'ottavo giorno, oppure dal giorno successivo alla presentazione della domanda se questa avviene dopo l'ottavo giorno ma entro il termine dei 68 giorni.


Compatibilità della NASPI con altre attività

Un aspetto molto rilevante nella pratica riguarda la compatibilità della NASPI con lo svolgimento di attività lavorative durante il periodo di fruizione della prestazione.

Lavoro dipendente durante la NASPI

Se il beneficiario intraprende un nuovo rapporto di lavoro subordinato, la NASPI è sospesa per tutta la durata del contratto. Al termine del nuovo rapporto, il lavoratore può chiedere la ripresa della NASPI per il periodo residuo, purché la durata del nuovo rapporto non superi i sei mesi. Se supera i sei mesi, il diritto alla NASPI residua si estingue e il lavoratore deve presentare una nuova domanda.

Lavoro autonomo durante la NASPI

Il lavoratore che intraprende un'attività di lavoro autonomo o d'impresa individuale può mantenere la NASPI, ma deve comunicarlo all'INPS entro 30 giorni dall'inizio dell'attività e dichiarare il reddito presunto. L'INPS opererà una riduzione della NASPI pari all'80% del reddito previsto, calcolato proporzionalmente ai mesi di competenza della prestazione.

Soglie di reddito rilevanti

Se il reddito derivante dal lavoro autonomo è superiore al limite minimo escluso da imposizione (circa 5.500 euro annui per lavoro dipendente, 4.800 euro per attività d'impresa), l'INPS opera la riduzione proporzionale. Il superamento delle soglie può comportare la perdita della NASPI per l'intero anno.


Incentivi all'autoimprenditorialità e alla rioccupazione

La disciplina della NASPI prevede due incentivi significativi.

Il primo riguarda la possibilità di richiedere la liquidazione anticipata in un'unica soluzione dell'intera NASPI residua per avviare un'attività autonoma o d'impresa individuale, o per acquisire una quota di società cooperativa. Questa misura, nota come incentivo all'autoimprenditorialità, consente di trasformare il sussidio in un capitale iniziale per l'avvio di un'attività.

Il secondo riguarda la trasformazione del contratto a termine o l'assunzione a tempo indeterminato di un percettore di NASPI: il datore di lavoro ha diritto a uno sgravio contributivo pari al 50% dei contributi a proprio carico, per un massimo di sei mesi. Questo incentivo è stato più volte prorogato e confermato nella sua applicazione per il 2026.


Decadenza e cause di perdita della NASPI

Il diritto alla NASPI si perde nei seguenti casi:

  • perdita dello stato di disoccupazione (reimpiego stabile);
  • raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • acquisizione del diritto all'assegno ordinario di invalidità, salvo opzione del lavoratore per la NASPI;
  • mancata partecipazione, senza giustificato motivo, alle iniziative di politica attiva del lavoro proposte dal centro per l'impiego;
  • rifiuto di un'offerta di lavoro congrua ai sensi delle disposizioni vigenti.

La nozione di offerta congrua è disciplinata dal decreto ministeriale 10 aprile 2018 e successive modifiche. In sintesi, l'offerta è congrua quando rispetta parametri minimi di retribuzione, è coerente con le competenze del lavoratore, e non comporta spostamenti eccessivi rispetto alla residenza o all'ultimo luogo di lavoro.


FAQ sulla NASPI 2026

Ho rassegnato le dimissioni: posso accedere alla NASPI?

In linea generale no, salvo che le dimissioni siano state determinate da giusta causa, ossia da un comportamento grave e inadempiente del datore di lavoro. Tra le ipotesi tipiche rientrano il mancato pagamento della retribuzione, il mobbing accertato, il demansionamento illegittimo. In questi casi è necessario documentare le ragioni della giusta causa, poiché l'INPS svolge una verifica istruttoria.

Il lavoratore assunto con contratto a termine ha diritto alla NASPI alla scadenza?

Sì, purché siano soddisfatti i requisiti contributivi e la scadenza del contratto avvenga senza rinnovo. La scadenza del termine costituisce una cessazione involontaria del rapporto.

Come si calcola la NASPI in caso di part-time?

Il calcolo avviene sulla base della retribuzione effettivamente percepita, che sarà proporzionalmente inferiore a quella di un lavoratore a tempo pieno. I requisiti contributivi, tuttavia, si misurano in settimane e non in ore lavorate, quindi anche un contratto part-time genera contribuzione settimanale piena.

Posso percepire la NASPI e contemporaneamente svolgere un lavoro occasionale?

Le prestazioni occasionali (ex voucher, contratti di prestazione occasionale ex articolo 54-bis del decreto legge 50/2017) sono compatibili con la NASPI entro il limite di 5.000 euro annui complessivi. Superato tale limite occorre comunicare il reddito all'INPS per la riduzione proporzionale.

La NASPI è tassata?

Sì. La NASPI è soggetta a imposizione fiscale IRPEF, pur con alcune particolarità nel calcolo della base imponibile e delle detrazioni spettanti. L'INPS opera ritenute alla fonte in qualità di sostituto d'imposta.


Considerazioni finali

La NASPI nel 2026 rimane uno strumento fondamentale di tutela del reddito per i lavoratori dipendenti. Conoscerne i requisiti, le modalità di calcolo e la durata consente di pianificare consapevolmente le proprie scelte lavorative e di non perdere prestazioni cui si ha diritto per mancanza di informazioni o per errori procedurali.

Per i professionisti del diritto e i consulenti del lavoro, la corretta gestione delle pratiche NASPI richiede una conoscenza aggiornata della normativa e una valutazione caso per caso delle circostanze che hanno determinato la cessazione del rapporto. Questioni come la qualificazione delle dimissioni come "per giusta causa", il computo delle settimane contributive o la compatibilità con nuove attività lavorative possono fare la differenza tra l'accesso alla prestazione e la sua perdita.

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