News & Normativa29 agosto 2026

Congedo Maternità e Paternità: Obblighi del Datore di Lavoro nel 2026

La maternità e la paternità in azienda rappresentano uno degli ambiti del diritto del lavoro in cui gli obblighi del datore di lavoro sono più stringenti e le conseguenze delle violazioni più severe. Nel 2026, il quadro normativo italiano — integrato dalle disposizioni europee in materia di work-lif

Congedo Maternità e Paternità: Obblighi del Datore di Lavoro nel 2026

Congedo Maternità e Paternità: Obblighi del Datore di Lavoro nel 2026

La maternità e la paternità in azienda rappresentano uno degli ambiti del diritto del lavoro in cui gli obblighi del datore di lavoro sono più stringenti e le conseguenze delle violazioni più severe. Nel 2026, il quadro normativo italiano — integrato dalle disposizioni europee in materia di work-life balance — impone alle imprese di ogni dimensione una serie di adempimenti precisi, a tutela sia della lavoratrice madre sia del lavoratore padre. Ignorare queste regole espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative, risarcimenti e, in alcuni casi, a responsabilità penale.

Questa guida analizza in modo sistematico gli obblighi vigenti, le novità introdotte negli ultimi anni, le tutele previste per i lavoratori e le procedure da seguire per restare in regola.


Il Quadro Normativo di Riferimento nel 2026

La disciplina di base è contenuta nel Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico a tutela della maternità e della paternità), che ha subito numerose modifiche nel corso degli anni. A questo testo si affiancano:

  • il Decreto Legislativo 30 giugno 2022, n. 105, che ha recepito la Direttiva UE 2019/1158 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare;
  • il Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 80, in materia di conciliazione vita-lavoro;
  • la contrattazione collettiva nazionale e aziendale, che in molti settori prevede condizioni migliorative rispetto alla legge.

Il 2026 non ha introdotto una riforma organica, ma l'applicazione consolidata delle norme del 2022 rende ora indispensabile per i datori di lavoro una piena padronanza degli obblighi vigenti, anche alla luce della prassi ispettiva dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro.


Congedo di Maternità: Gli Obblighi del Datore di Lavoro

Il Divieto Assoluto di Adibire al Lavoro la Lavoratrice

Il primo obbligo — e il più rigoroso — è il divieto assoluto di far lavorare la dipendente durante il congedo obbligatorio di maternità. Questo congedo dura complessivamente cinque mesi e può essere fruito in modo flessibile: due mesi prima del parto e tre mesi dopo, oppure un mese prima del parto e quattro mesi dopo, a scelta della lavoratrice.

Violare questo divieto è un reato. L'articolo 18 del D.Lgs. 151/2001 prevede la sanzione penale dell'ammenda e dell'arresto per il datore di lavoro che adibisce al lavoro una dipendente durante i periodi vietati.

Il Divieto di Licenziamento

Il datore di lavoro non può licenziare la lavoratrice dall'inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, salvo i seguenti casi tassativi:

  • colpa grave della lavoratrice che costituisca giusta causa di licenziamento;
  • cessazione dell'attività dell'azienda;
  • ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice era stata assunta, o risoluzione del rapporto per scadenza del termine;
  • esito negativo della prova.

Qualsiasi licenziamento al di fuori di questi casi è nullo di diritto. Il datore di lavoro che lo irroga è tenuto alla reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro e al risarcimento del danno.

Lo stesso divieto si applica al lavoratore padre che fruisce del congedo di paternità obbligatorio o facoltativo, per la durata del congedo stesso e fino a un anno di età del bambino.

La Comunicazione dell'Assenza e i Relativi Adempimenti

Quando la lavoratrice comunica la gravidanza o la data prevista del parto, il datore di lavoro deve:

  • prendere formalmente atto della comunicazione;
  • valutare la compatibilità delle mansioni svolte con lo stato di gravidanza;
  • eventualmente adibire la lavoratrice a mansioni diverse, senza riduzione della retribuzione, se quelle attuali risultano pregiudizievoli per la salute della madre o del nascituro;
  • in caso di impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni, richiedere all'Ispettorato del Lavoro l'interdizione anticipata dal lavoro.

L'interdizione anticipata può essere disposta fino al settimo mese dopo il parto in caso di accertate condizioni di rischio per la salute della lavoratrice o del bambino. In questi casi, il datore di lavoro non deve ostacolarne il riconoscimento.

Il Trattamento Economico durante il Congedo

Durante il congedo obbligatorio di maternità, l'INPS eroga alla lavoratrice un'indennità pari all'80% della retribuzione. Tuttavia, molti contratti collettivi prevedono un'integrazione a carico del datore di lavoro fino al 100% della retribuzione. Il datore di lavoro è tenuto a rispettare quanto previsto dal CCNL applicabile.

L'indennità di maternità è anticipata dal datore di lavoro in busta paga, che poi la recupera attraverso la compensazione con i contributi previdenziali dovuti all'INPS. La mancata corresponsione dell'indennità costituisce inadempimento contrattuale.

Il Mantenimento dell'Anzianità e degli Scatti di Anzianità

Il periodo di congedo di maternità è computato nell'anzianità di servizio a tutti gli effetti, inclusi ferie, tredicesima, eventuali scatti di anzianità e maturazione del TFR. Il datore di lavoro non può penalizzare la lavoratrice in nessuna delle componenti retributive accessorie per il fatto di aver fruito del congedo.


Il Congedo di Paternità nel 2026: Disciplina e Obblighi per le Aziende

Il Congedo Obbligatorio di Paternità

A seguito del D.Lgs. 105/2022, il congedo obbligatorio di paternità si è consolidato come istituto autonomo e non più solo sostitutivo. Nel 2026 il congedo obbligatorio è di dieci giorni lavorativi, da fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio (o dall'ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento). I giorni possono essere non continuativi.

Il datore di lavoro ha l'obbligo di:

  • concedere il congedo su richiesta del lavoratore senza poterlo rifiutare né posticipare oltre i termini di legge;
  • garantire al lavoratore, durante il congedo, un'indennità pari al 100% della retribuzione, anticipata dal datore e poi recuperata tramite conguaglio con i contributi INPS;
  • astenersi da qualsiasi comportamento ritorsivo o discriminatorio nei confronti del lavoratore che ha fruito del congedo.

Il lavoratore padre deve comunicare al datore di lavoro, con almeno cinque giorni di anticipo, la data di inizio e la durata del congedo. Il mancato rispetto di questo termine da parte del lavoratore non legittima il rifiuto del datore di lavoro, ma può rilevare ai fini organizzativi.

Il Congedo Parentale: Facoltativo ma Regolato

Oltre al congedo obbligatorio, sia la madre sia il padre hanno diritto al congedo parentale, che può essere fruito entro i dodici anni di vita del bambino, per una durata complessiva di:

  • tre mesi per ciascun genitore (non cedibili all'altro);
  • ulteriori tre mesi cedibili a uno dei due genitori, per un totale di nove mesi per nucleo familiare (con un massimo di sei mesi per il padre).

A partire dal 2023, e in modo definitivo nel regime vigente al 2026, la retribuzione durante il congedo parentale è pari al 30% della retribuzione per i primi tre mesi per ciascun genitore, elevata all'80% per un mese (misura che può essere aggiornata annualmente dalla legge di bilancio).

Il datore di lavoro è obbligato a:

  • concedere il congedo entro i termini previsti dalla domanda del lavoratore;
  • non subordinare la concessione a condizioni non previste dalla legge;
  • mantenere il posto di lavoro e garantire la continuità del rapporto durante l'assenza;
  • computare il periodo di congedo parentale nell'anzianità di servizio.

La Tutela della Lavoratrice Madre: Obblighi Specifici

La Valutazione del Rischio in Gravidanza

Il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza) impone al datore di lavoro di includere nella valutazione dei rischi aziendali la specifica valutazione dei rischi per le lavoratrici in stato di gravidanza o in allattamento. Questa valutazione deve essere aggiornata ogni qual volta si verifichino cambiamenti nell'organizzazione del lavoro o nelle mansioni.

Se dalla valutazione emergono rischi, il datore di lavoro deve intervenire nell'ordine seguente:

  1. modificare le condizioni di lavoro (orari, turni, modalità operative);
  2. adibire la lavoratrice a mansioni diverse compatibili con il suo stato;
  3. richiedere l'interdizione anticipata all'Ispettorato del Lavoro, se nessuna delle misure precedenti è attuabile.

Il Diritto ai Permessi per Allattamento

Per un anno dalla nascita del bambino, la lavoratrice madre ha diritto a permessi giornalieri retribuiti per l'allattamento (cosiddetti "riposi orari"), pari a due ore al giorno se l'orario di lavoro è superiore a sei ore, ovvero un'ora se l'orario è inferiore. Questi permessi sono retribuiti al 100% con indennità INPS anticipata dal datore di lavoro.

Il datore di lavoro non può rifiutare, ridurre o limitare in alcun modo questi permessi.

Il Diritto al Lavoro Agile in Gravidanza e Post Partum

La normativa italiana riconosce oggi una priorità di accesso allo smart working per le lavoratrici in gravidanza e per i genitori con figli fino a dodici anni (o senza limite di età in caso di figli con disabilità grave). Il datore di lavoro, pur non essendo obbligato per legge ad autorizzare lo smart working a prescindere da accordi individuali o collettivi, deve motivare il rifiuto in modo non discriminatorio e valutare con priorità le richieste di queste categorie.


Divieti di Discriminazione e Sanzioni per il Datore di Lavoro

Il Divieto di Discriminazione Diretta e Indiretta

È vietato qualsiasi comportamento del datore di lavoro che produca, anche indirettamente, un trattamento sfavorevole nei confronti di una lavoratrice a causa della gravidanza, della maternità o della paternità. Rientrano in questa fattispecie:

  • la mancata promozione o progressione di carriera;
  • l'esclusione dalla formazione professionale;
  • la riduzione dell'orario e della retribuzione variabile;
  • il mutamento peggiorativo delle mansioni (demansionamento).

Il demansionamento attuato durante o dopo la gravidanza è presunto discriminatorio e il datore di lavoro deve dimostrare che aveva una causale obiettiva e non collegata alla maternità.

Le Sanzioni Applicabili

Le sanzioni per il datore di lavoro che viola gli obblighi in materia di maternità e paternità sono di diversa natura:

  • sanzione penale (ammenda e arresto) per la violazione del divieto di lavoro durante il congedo obbligatorio;
  • sanzione amministrativa da euro 516 a euro 2.582 per la mancata concessione dei riposi o per il mancato rispetto delle norme sui congedi;
  • nullità del licenziamento, con obbligo di reintegra e risarcimento del danno pari ad almeno cinque mensilità;
  • risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale in caso di condotta discriminatoria.

L'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha intensificato negli ultimi anni i controlli in questo ambito, anche attraverso l'analisi dei flussi contributivi e delle comunicazioni obbligatorie.


Gli Adempimenti Pratici per le Aziende nel 2026

Per restare in regola, il datore di lavoro deve predisporre una procedura interna che preveda almeno:

  1. la designazione di un referente interno per la gestione delle assenze per maternità e paternità;
  2. l'aggiornamento periodico della valutazione dei rischi con specifica sezione dedicata alle lavoratrici in gravidanza;
  3. la predisposizione di modelli di comunicazione interni per la richiesta dei congedi e dei permessi;
  4. la verifica dell'applicazione del CCNL di riferimento per le eventuali integrazioni retributive;
  5. la formazione del personale delle risorse umane sulle procedure di gestione delle assenze.

Un errore frequente nelle PMI è quello di trattare il congedo di paternità alla stregua di un permesso sindacale o di un'aspettativa volontaria, ritardandone la concessione o cercando di condizionarla alle esigenze aziendali. Si tratta di un illecito che espone direttamente il datore di lavoro alle conseguenze descritte.


FAQ: Domande Frequenti su Maternità, Paternità e Obblighi Aziendali

Il datore di lavoro può chiedere alla candidata se è in stato di gravidanza durante il colloquio?

No. La domanda è vietata dalla legge e la risposta non può essere posta a fondamento di alcuna decisione di assunzione o mancata assunzione. Qualsiasi clausola contrattuale che condizioni il rapporto di lavoro alla non gravidanza è nulla.

Cosa succede se una lavoratrice in prova comunica di essere incinta?

Il recesso dal rapporto durante il periodo di prova è consentito ma, se avviene durante la gravidanza o durante il congedo obbligatorio, deve essere motivato da ragioni diverse dalla gravidanza stessa. In caso contrario è nullo.

Il congedo di paternità si applica anche ai lavoratori autonomi con partita IVA?

No. La disciplina degli obblighi del datore di lavoro si riferisce al lavoro subordinato. I lavoratori autonomi hanno accesso a forme di tutela previdenziale diverse, gestite dall'INPS o dalle casse previdenziali di categoria.

Il datore di lavoro deve comunicare qualcosa all'INPS in occasione del congedo?

L'INPS viene informato direttamente dal lavoratore tramite domanda telematica. Il datore di lavoro, però, deve ricevere copia della domanda accolta, deve predisporre la gestione della retribuzione in busta paga e deve procedere al conguaglio contributivo mensile. Il mancato conguaglio può generare irregolarità contributive.

La contrattazione collettiva può ridurre le tutele previste dalla legge?

Assolutamente no. Le norme in materia di maternità e paternità sono inderogabili in pejus. La contrattazione collettiva o individuale può solo migliorare le condizioni previste dalla legge, mai ridurle.


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Gestire correttamente gli adempimenti in materia di maternità e paternità richiede una conoscenza aggiornata della normativa, la capacità di redigere comunicazioni interne corrette e spesso la necessità di consultare rapidamente la giurisprudenza più recente. IUS AI mette a disposizione di avvocati e responsabili delle risorse umane strumenti avanzati per:

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La gestione corretta della maternità e della paternità in azienda non è solo un obbligo legale: è anche un fattore determinante per la reputazione aziendale, la fidelizzazione dei talenti e la riduzione del contenzioso. Nel 2026, con un quadro normativo più maturo e controlli ispettivi sempre più efficaci, non ci sono margini per improvvisare.

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