Concordato Preventivo: cos'è e quando conviene rispetto al fallimento nel 2026
La crisi d'impresa è una delle esperienze più difficili che un imprenditore possa affrontare. Quando i debiti superano le risorse disponibili e la continuità aziendale appare a rischio, la scelta dello strumento giuridico più adatto può fare la differenza tra il salvataggio dell'impresa e la sua definitiva liquidazione. Il concordato preventivo rappresenta, in questo contesto, uno degli strumenti più articolati e potenzialmente più vantaggiosi previsti dal nostro ordinamento. Ma quando conviene davvero rispetto alla liquidazione giudiziale, che ha sostituito il vecchio fallimento con l'entrata in vigore del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza?
In questo articolo analizziamo in modo approfondito il concordato preventivo nel 2026, le sue varianti, il confronto con la liquidazione giudiziale e i criteri per scegliere la strada più adatta alla situazione specifica dell'impresa.
Che cos'è il concordato preventivo
Il concordato preventivo è una procedura concorsuale disciplinata dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019), che consente all'imprenditore in stato di crisi o di insolvenza di proporre ai propri creditori un piano di soddisfacimento dei debiti, con l'obiettivo di evitare la liquidazione giudiziale e, in molti casi, preservare la continuità dell'attività aziendale.
A differenza della liquidazione giudiziale, che comporta lo scioglimento dell'impresa e la vendita dell'attivo per soddisfare i creditori, il concordato preventivo punta a una soluzione negoziata, in cui l'imprenditore conserva un ruolo attivo nel processo di risanamento o, quantomeno, in quello di liquidazione concordata.
La procedura può essere proposta da imprenditori commerciali che si trovino in stato di crisi o di insolvenza, a esclusione delle imprese di dimensioni particolarmente ridotte che rientrano nelle cosiddette procedure minori.
Le tipologie di concordato preventivo nel 2026
Il Codice della Crisi prevede due principali varianti del concordato preventivo:
Concordato in continuità aziendale: il piano prevede la prosecuzione dell'attività d'impresa, direttamente o indirettamente, con l'obiettivo di risanare l'azienda e soddisfare i creditori tramite i flussi di cassa generati dalla gestione corrente. È la forma più ambiziosa e richiede un piano industriale credibile, attestato da un professionista indipendente.
Concordato liquidatorio: il piano prevede la liquidazione del patrimonio aziendale, ma in modo più ordinato e potenzialmente più vantaggioso per i creditori rispetto alla liquidazione giudiziale. In questa variante, la legge impone che ai creditori chirografari sia assicurato almeno il 20% del loro credito e che apporti di risorse esterne non altrimenti disponibili siano previsti a beneficio della massa.
Il concordato preventivo semplificato
Il D.Lgs. n. 83/2022, recependo la Direttiva Insolvency, ha introdotto anche il concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, accessibile solo a seguito del fallimento della composizione negoziata della crisi. Si tratta di una procedura accelerata, senza votazione dei creditori, in cui il tribunale valuta direttamente l'ammissibilità e la convenienza del piano rispetto all'alternativa liquidatoria.
Come funziona la procedura: le fasi principali
Comprendere le fasi del concordato preventivo è essenziale per valutarne la convenienza rispetto alla liquidazione giudiziale.
1. Il deposito del ricorso
L'imprenditore presenta ricorso al Tribunale competente, allegando la proposta di concordato, il piano, la relazione del professionista attestatore e la documentazione contabile. In alternativa, può essere depositata prima la sola domanda con riserva (il cosiddetto concordato in bianco), che garantisce una protezione temporanea del patrimonio mentre si predispone il piano definitivo.
2. L'omologazione e il voto dei creditori
Il Tribunale, verificata l'ammissibilità, apre la procedura e nomina il commissario giudiziale. I creditori vengono convocati in adunanza per esprimere il voto sul piano. Il concordato è approvato se ottiene il voto favorevole della maggioranza dei crediti ammessi al voto. In presenza di classi, è necessaria la maggioranza per classi.
3. L'omologazione
Se il piano ottiene i voti necessari, il Tribunale procede all'omologazione, che rende il concordato vincolante per tutti i creditori, compresi i dissenzienti. Da questo momento, l'imprenditore è tenuto a eseguire il piano nei termini concordati.
Concordato preventivo vs liquidazione giudiziale: le differenze sostanziali
Per valutare quando conviene il concordato rispetto alla liquidazione giudiziale, occorre comprendere le differenze strutturali tra le due procedure.
Il ruolo dell'imprenditore
Nel concordato, l'imprenditore mantiene in linea di principio la gestione dell'impresa, sia pure sotto la supervisione del commissario giudiziale. Nella liquidazione giudiziale, invece, viene nominato un curatore che subentra nella gestione del patrimonio, e l'imprenditore perde ogni controllo sull'attività.
I tempi
Il concordato preventivo, specialmente nella variante in continuità, può richiedere anni per la sua esecuzione, ma consente all'azienda di operare durante questo periodo. La liquidazione giudiziale ha anch'essa tempi spesso lunghi, ma si traduce in una definitiva cessazione dell'attività produttiva fin dall'apertura.
Il soddisfacimento dei creditori
Nell'esperienza pratica, il concordato preventivo in continuità tende a garantire ai creditori un soddisfacimento superiore rispetto alla liquidazione giudiziale, dove i valori realizzati dalla vendita forzata degli asset sono generalmente inferiori al valore di libro. Questo è uno degli argomenti principali a favore del concordato: preservare il valore aziendale beneficia non solo l'imprenditore, ma anche i creditori.
L'esdebitazione
Sia il concordato che la liquidazione giudiziale possono condurre all'esdebitazione, ossia alla liberazione dei debiti residui non soddisfatti. Tuttavia, nel concordato, questa conseguenza è negoziata e strutturata fin dall'inizio del piano.
Le conseguenze penali
L'accesso al concordato preventivo non esonera automaticamente l'imprenditore da eventuali responsabilità penali pregresse, ma dimostrare un comportamento proattivo nella gestione della crisi può avere rilevanza in sede penale, influenzando la valutazione della condotta.
Quando conviene il concordato preventivo
La scelta tra concordato preventivo e liquidazione giudiziale non è mai automatica: dipende da numerosi fattori che richiedono una valutazione caso per caso, condotta con l'assistenza di professionisti specializzati in diritto della crisi.
Quando il business ha ancora valore
Il concordato in continuità conviene quando l'impresa, al netto dei problemi finanziari, ha un modello di business valido, contratti in essere di valore, risorse umane qualificate e un mercato di riferimento solido. In questi casi, la prosecuzione dell'attività genera flussi di cassa che possono soddisfare i creditori meglio della liquidazione.
Quando i creditori possono essere coinvolti
Il concordato richiede il consenso della maggioranza dei creditori. Se l'imprenditore ha mantenuto rapporti corretti con i propri stakeholder e può costruire un piano credibile, le probabilità di approvazione aumentano. Al contrario, se il rapporto con i creditori è compromesso in modo irrecuperabile, la procedura può essere ostacolata.
Quando vi sono asset da preservare
Se il patrimonio aziendale include avviamento, marchi, brevetti, contratti con clienti importanti, la liquidazione giudiziale rischia di disperdere questi valori immateriali. Il concordato, specialmente in continuità, permette di valorizzarli correttamente nell'ambito del piano.
Quando i dipendenti sono una risorsa critica
Nei concordati in continuità, i contratti di lavoro proseguono, consentendo di mantenere il capitale umano. La liquidazione giudiziale, al contrario, porta in molti casi al licenziamento collettivo e alla dispersione delle competenze aziendali.
Quando la crisi è di liquidità e non strutturale
Una crisi causata da fattori temporanei, quali una perdita importante di fatturato, un contenzioso risolto negativamente o un calo di mercato contingente, può essere superata con un piano di concordato che rinegozia i debiti e dà all'impresa il tempo necessario per riprendersi. Una crisi strutturale, invece, richiede una riflessione più approfondita sull'effettiva sostenibilità del piano.
Quando la liquidazione giudiziale può essere preferibile
Occorre avere la lucidità di riconoscere i casi in cui la liquidazione giudiziale è la scelta più razionale.
Se il modello di business è irrecuperabilmente compromesso, se i debiti superano di molto qualsiasi prospettiva di soddisfacimento attraverso la continuità, o se le risorse per sostenere i costi della procedura concordataria non sono disponibili, la liquidazione giudiziale può offrire una soluzione più rapida e meno onerosa. Anche l'esdebitazione dell'imprenditore persona fisica, prevista dal Codice della Crisi in termini piuttosto favorevoli, può rendere la liquidazione giudiziale una opzione da considerare con attenzione.
Il ruolo della composizione negoziata della crisi
Prima di valutare il concordato o la liquidazione giudiziale, nel 2026 l'imprenditore ha a disposizione un ulteriore strumento: la composizione negoziata della crisi, introdotta dal D.L. n. 118/2021 e ora stabilmente inserita nel Codice della Crisi. Si tratta di una procedura stragiudiziale, assistita da un esperto nominato dalla Camera di Commercio, che mira a favorire soluzioni negoziali con i creditori prima di ricorrere alle procedure concorsuali formali.
La composizione negoziata rappresenta un passaggio da valutare prioritariamente, soprattutto quando la crisi è ancora in una fase iniziale e vi è ancora margine per accordi informali.
Il piano di concordato: elementi essenziali
Un piano di concordato preventivo ben strutturato deve contenere:
- L'analisi della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa
- Le cause della crisi e le misure per superarle
- Le azioni strategiche e operative previste (nel concordato in continuità)
- Le modalità e le percentuali di soddisfacimento dei creditori, suddivisi per classi
- Le risorse disponibili per l'esecuzione del piano
- La tempistica di esecuzione
- La relazione del professionista attestatore, che certifica la veridicità dei dati e la fattibilità del piano
La qualità del piano è determinante per il successo della procedura. Un piano superficiale o poco credibile viene rigettato dai creditori o dal Tribunale, con conseguenze che possono accelerare la crisi piuttosto che risolverla.
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FAQ: le domande più frequenti sul concordato preventivo nel 2026
Chi può accedere al concordato preventivo?
Possono accedere al concordato preventivo gli imprenditori commerciali che si trovino in stato di crisi o di insolvenza, compresi quelli che esercitano attività agricola in determinate condizioni. Sono esclusi i piccoli imprenditori al di sotto delle soglie dimensionali previste dal Codice della Crisi.
Quanto dura una procedura di concordato preventivo?
La durata varia significativamente in base alla complessità del caso. La fase di ammissione può richiedere da alcuni mesi fino a un anno. L'esecuzione del piano di continuità può estendersi per più anni. Il concordato liquidatorio, una volta omologato, ha tempi più contenuti ma comunque variabili.
Il concordato preventivo blocca le azioni esecutive dei creditori?
Sì. Dalla data del deposito del ricorso, i creditori non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali sul patrimonio del debitore. Questa protezione automatica è uno degli elementi più significativi della procedura.
Qual è il ruolo del commissario giudiziale?
Il commissario giudiziale è un organo della procedura nominato dal Tribunale. Svolge funzioni di vigilanza e controllo sull'imprenditore, redige la relazione per i creditori sull'attendibilità del piano e informa il Tribunale di eventuali irregolarità.
Il concordato preventivo richiede obbligatoriamente un attestatore?
Sì. La relazione del professionista attestatore, che deve possedere i requisiti previsti dalla legge, è un elemento obbligatorio del piano. L'attestatore certifica la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economica e giuridica del piano proposto.
Cosa succede se il concordato non viene approvato dai creditori?
Se il piano non ottiene i voti necessari, il Tribunale dichiara l'inammissibilità della proposta. In questo caso, può aprirsi la liquidazione giudiziale, salvo che l'imprenditore non acceda ad altra procedura alternativa. È per questo che la costruzione del piano deve essere preceduta da un'accurata analisi delle aspettative dei creditori.
Concordato preventivo e accordo di ristrutturazione del debito: qual è la differenza?
L'accordo di ristrutturazione del debito è un accordo stragiudiziale omologato dal Tribunale, che richiede l'adesione di una percentuale qualificata di creditori (60% o, in alcuni casi, soglie diverse). Non è una procedura concorsuale in senso stretto e offre meno protezioni formali rispetto al concordato, ma può essere più rapido e flessibile. I due strumenti hanno ambiti di applicazione diversi e possono integrarsi nell'ambito di una strategia più ampia di gestione della crisi.
Conclusioni
Il concordato preventivo nel 2026 è uno strumento potente ma complesso, che richiede una valutazione approfondita e tempestiva. La sua convenienza rispetto alla liquidazione giudiziale dipende da molteplici fattori: la qualità del business, la composizione del passivo, le relazioni con i creditori, la disponibilità di risorse per sostenere la procedura e la credibilità del piano.
Un errore frequente è attendere troppo a lungo prima di valutare le opzioni disponibili. Il Codice della Crisi del 2026 premia chi interviene precocemente, quando ancora vi sono margini per costruire soluzioni condivise. Affidarsi tempestivamente a professionisti specializzati in diritto della crisi è la prima, fondamentale scelta da fare.
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