News & Normativa23 agosto 2026

Concordato Preventivo 2026: Guida Operativa per le Imprese in Crisi

Il concordato preventivo rappresenta uno degli strumenti più articolati e strategicamente rilevanti che il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza mette a disposizione delle imprese in difficoltà. Nonostante l'argomento sia già stato trattato in chiave introduttiva su questo blog, questa guid

Concordato Preventivo 2026: Guida Operativa per le Imprese in Crisi

Concordato Preventivo 2026: Guida Operativa per le Imprese in Crisi

Il concordato preventivo rappresenta uno degli strumenti più articolati e strategicamente rilevanti che il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza mette a disposizione delle imprese in difficoltà. Nonostante l'argomento sia già stato trattato in chiave introduttiva su questo blog, questa guida approfondisce i profili operativi della procedura nel 2026, con attenzione particolare alle scelte strategiche che l'imprenditore deve compiere, ai requisiti documentali aggiornati e alle interazioni con le altre procedure previste dal D.Lgs. 14/2019 nella sua attuale formulazione.

Se stai leggendo questa guida, probabilmente la tua impresa si trova in una situazione di tensione finanziaria, di crisi conclamata o di rischio insolvenza. Comprendere a fondo la procedura concordataria non è un esercizio accademico: è una scelta che può determinare la sopravvivenza dell'impresa o, al contrario, l'avvio di una liquidazione giudiziale.


Cos'è il Concordato Preventivo nel 2026

Il concordato preventivo è una procedura concorsuale attraverso cui l'imprenditore commerciale che si trova in stato di crisi o di insolvenza propone ai propri creditori un piano per il soddisfacimento, totale o parziale, delle proprie obbligazioni. A differenza della liquidazione giudiziale, che punta alla dismissione del patrimonio, il concordato può perseguire la continuità aziendale o, in alternativa, una liquidazione concordata e più ordinata rispetto a quella giudiziale.

La disciplina si trova nel Titolo IV del Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019), come modificato dai successivi interventi correttivi, in particolare il D.Lgs. 136/2024 che ha recepito la Direttiva Insolvency (UE 2019/1023) e ha introdotto ulteriori aggiustamenti alla procedura.

Nel 2026 la procedura si articola in due varianti principali:

  • Il concordato preventivo in continuità aziendale, diretto o indiretta
  • Il concordato preventivo liquidatorio

Chi Può Accedere al Concordato Preventivo

Possono proporre il concordato preventivo gli imprenditori commerciali, siano essi persone fisiche o giuridiche, che si trovino in uno dei seguenti stati:

  • Stato di crisi, ovvero una situazione di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l'insolvenza
  • Stato di insolvenza vera e propria, purché l'imprenditore non abbia già ricevuto una sentenza di apertura della liquidazione giudiziale

Sono esclusi gli imprenditori agricoli, che restano assoggettati a una disciplina specifica, e gli enti pubblici.

Sotto il profilo dimensionale, non vi è più dal 2019 un requisito dimensionale minimo per l'accesso al concordato. Tuttavia, per le imprese di dimensioni ridotte, il legislatore ha previsto procedure semplificate che possono risultare più adeguate.


Le Due Tipologie di Concordato: Continuità e Liquidatorio

Concordato in Continuità Aziendale

Il concordato in continuità è la forma maggiormente valorizzata dal Codice della Crisi, che ne incentiva l'utilizzo rispetto alla variante liquidatoria. Esso presuppone che l'impresa continui la propria attività, direttamente (la stessa società prosegue la gestione) o indirettamente (l'azienda viene ceduta a un soggetto terzo che ne garantisce la prosecuzione).

Per il concordato in continuità diretta, il piano deve dimostrare che la prosecuzione dell'attività generi un valore per i creditori superiore a quello ricavabile dalla liquidazione. Questo giudizio comparativo è centrale e deve essere supportato da analisi finanziarie rigorose.

La continuità indiretta si realizza tipicamente attraverso cessione dell'azienda o di un ramo d'azienda, conferimento in una newco, o affitto d'azienda con opzione di acquisto.

Concordato Liquidatorio

Il concordato liquidatorio prevede la cessione del patrimonio aziendale e la distribuzione del ricavato ai creditori secondo le regole di priorità. Per essere ammissibile, il piano liquidatorio deve garantire ai creditori chirografari almeno il 20% dei rispettivi crediti. Questo requisito, introdotto dalla riforma, costituisce un filtro che scoraggia il ricorso strumentale alla procedura.


Il Piano Concordatario: Contenuto e Requisiti nel 2026

Il cuore della procedura è il piano concordatario. Si tratta di un documento complesso, articolato, che deve contenere:

La descrizione analitica della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa, comprensiva di un bilancio aggiornato o di una situazione contabile recente.

Le cause della crisi, con un'analisi retrospettiva che consenta ai creditori di valutare la serietà e credibilità della proposta.

Le azioni che l'imprenditore intende intraprendere per superare la crisi.

Le modalità di soddisfacimento dei creditori, con indicazione delle classi, del trattamento riservato a ciascuna e delle percentuali attese.

Le fonti finanziarie previste per l'esecuzione del piano, siano esse interne (liquidazione di attivi, cash flow operativo) o esterne (nuova finanza, apporti dei soci).

I tempi di esecuzione, che devono essere concreti e verificabili.

Il piano deve essere accompagnato dalla relazione di un attestatore, ovvero un professionista indipendente iscritto nel registro dei revisori legali o nel registro degli esperti della crisi, che ne verifichi la veridicità dei dati e la fattibilità economica e giuridica.


La Procedura Passo Passo

1. Fase Preparatoria e Pre-Concordataria

Prima di depositare il ricorso, l'imprenditore dovrebbe avviare una fase di analisi interna, raccogliendo tutta la documentazione contabile e finanziaria, coinvolgendo i propri consulenti legali e finanziari e valutando quale tipologia di concordato sia più adeguata alla propria situazione.

In questa fase è possibile ricorrere alla composizione negoziata della crisi, strumento introdotto dal D.L. 118/2021 e ora confluito nel Codice, che consente di avviare trattative riservate con i creditori con il supporto di un esperto nominato dalla Camera di Commercio.

2. Deposito del Ricorso

Il ricorso per l'ammissione al concordato preventivo viene depositato presso il Tribunale competente, che è quello del luogo dove l'impresa ha la propria sede principale. Con il ricorso l'imprenditore può optare per il deposito immediato del piano completo o per il deposito della sola domanda con riserva di presentare il piano entro un termine fissato dal Tribunale, compreso tra sessanta e centoventi giorni, prorogabili in presenza di giustificati motivi.

La domanda con riserva è particolarmente utile quando l'imprenditore necessita di tempo per finalizzare il piano o per avanzare trattative con i creditori principali, e ottiene nel frattempo la protezione dagli atti esecutivi e cautelari.

3. Ammissione e Apertura della Procedura

Il Tribunale, verificata la ricorrenza dei presupposti di legge, dichiara aperta la procedura di concordato preventivo, nomina il giudice delegato e il commissario giudiziale. Quest'ultimo è una figura centrale: svolge funzioni di vigilanza sull'attività del debitore, redige la relazione per i creditori e segnala eventuali irregolarità.

Dall'apertura della procedura decorre il blocco delle azioni esecutive individuali, che costituisce uno dei principali vantaggi del concordato per l'imprenditore in crisi.

4. Il Voto dei Creditori

Il commissario giudiziale convoca l'adunanza dei creditori, che votano sulla proposta concordataria. Per l'approvazione è necessario il consenso dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Nel concordato in continuità vige un regime di classi obbligatorie che rende più articolato il meccanismo approvativo.

Il meccanismo del cross-class cram-down, introdotto in attuazione della Direttiva Insolvency, consente al Tribunale di omologare il concordato anche quando una o più classi di creditori abbiano votato contro, a determinate condizioni di tutela minima delle classi dissenzienti.

5. Omologazione

Approvata la proposta, il Tribunale procede all'omologazione, che rende il concordato vincolante per tutti i creditori anteriori, compresi quelli che hanno votato contro o non hanno votato. L'omologazione è impugnabile entro trenta giorni.

6. Esecuzione del Piano

Con l'omologazione ha inizio la fase esecutiva, durante la quale il debitore o, nei casi previsti, un liquidatore giudiziale, dà esecuzione al piano. Il commissario giudiziale monitora l'esecuzione e riferisce al giudice delegato.

La risoluzione del concordato può essere dichiarata dal Tribunale qualora il debitore non adempia agli obblighi derivanti dal piano o qualora le condizioni su cui si basava la proposta mutino significativamente.


Il Trattamento dei Crediti e la Formazione delle Classi

Il piano concordatario può prevedere il trattamento differenziato dei creditori attraverso la loro suddivisione in classi omogenee per posizione giuridica e interessi economici.

I creditori privilegiati devono essere soddisfatti almeno per il valore del bene su cui grava il privilegio. I creditori chirografari possono ricevere un soddisfacimento parziale, ma, nel concordato liquidatorio, non inferiore al 20%. I creditori postergati possono non ricevere nulla.

La formazione delle classi è obbligatoria nel concordato in continuità e richiede rigore nella definizione dei criteri di omogeneità. Classi mal costruite possono costituire motivo di opposizione all'omologazione.


Concordato Preventivo e Finanza Interinale

Una delle disposizioni più rilevanti del Codice della Crisi riguarda la possibilità di ottenere nuova finanza durante la procedura concordataria. I finanziamenti erogati in esecuzione del concordato, o autorizzati dal Tribunale in via preliminare, godono della prededuzione, ovvero vengono soddisfatti con preferenza rispetto a tutti gli altri crediti.

Questo meccanismo è fondamentale per consentire all'impresa in continuità di continuare ad operare durante la procedura, pagare i fornitori strategici e mantenere i rapporti commerciali essenziali.


Differenze Rispetto ad Altre Procedure della Crisi

Il concordato preventivo non è l'unico strumento disponibile. L'imprenditore in crisi deve valutare comparativamente:

Gli accordi di ristrutturazione del debito, che si concludono con una minoranza di creditori e vengono omologati dal Tribunale, senza le formalità dell'adunanza dei creditori.

Il piano di ristrutturazione soggetto ad omologazione, introdotto in recepimento della Direttiva Insolvency, che si caratterizza per maggiore flessibilità ma minore tutela automatica.

La composizione negoziata della crisi, strumento stragiudiziale che consente trattative riservate prima dell'accesso alle procedure formali.

La liquidazione giudiziale, che resta la soluzione residuale per le imprese per cui il risanamento non è percorribile.

La scelta tra questi strumenti dipende dalla struttura del debito, dalla composizione della compagine creditoria, dalla presenza di attività risanabili e dalla tempestività con cui l'imprenditore ha rilevato la crisi.


Errori Frequenti da Evitare

La tardività è l'errore più comune e più costoso. Il Codice della Crisi ha introdotto obblighi di rilevazione precoce degli indici di crisi, ma molti imprenditori continuano ad avviare la procedura quando il patrimonio è ormai gravemente compromesso.

La sottovalutazione del piano è un altro rischio: un piano non credibile, non supportato da dati affidabili, non attestato correttamente o fondato su previsioni irrealistiche espone l'imprenditore al rigetto della domanda e, nelle situazioni peggiori, a responsabilità penali per bancarotta.

La gestione delle classi senza adeguata consulenza legale può compromettere l'approvazione del concordato o aprire la strada a opposizioni dei creditori dissenzienti.


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FAQ sul Concordato Preventivo nel 2026

Il concordato preventivo blocca i pignoramenti?

Sì. Dall'apertura della procedura di concordato preventivo, i creditori anteriori non possono avviare né proseguire azioni esecutive o cautelari sul patrimonio del debitore. Il blocco opera automaticamente e costituisce una delle tutele principali offerte dalla procedura.

Un'impresa insolvente può accedere al concordato preventivo?

Sì. Il concordato preventivo è accessibile sia alle imprese in stato di crisi sia a quelle già insolventi, purché non sia già stata dichiarata aperta la liquidazione giudiziale. Anzi, il Codice della Crisi incoraggia l'accesso precoce alla procedura proprio per evitare che la situazione degeneri.

Cosa succede se il concordato non viene approvato dai creditori?

Se la proposta concordataria non ottiene le maggioranze necessarie, il Tribunale può dichiarare la liquidazione giudiziale, se ne ricorrono i presupposti, su istanza dei creditori o del pubblico ministero. In alcuni casi, la mancata approvazione apre la strada a procedure alternative.

L'imprenditore conserva la gestione dell'impresa durante il concordato?

In linea di principio sì, salvo diversa disposizione del Tribunale. Tuttavia, per gli atti di straordinaria amministrazione, è necessaria l'autorizzazione del giudice delegato. Il commissario giudiziale esercita una vigilanza continuativa sull'attività gestionale.

Quanto dura mediamente una procedura di concordato preventivo?

La durata varia significativamente in funzione della complessità del piano, delle dimensioni dell'impresa e del carico del Tribunale. In media, dalla presentazione del ricorso all'omologazione possono trascorrere da otto a ventiquattro mesi. La fase esecutiva del piano può durare ulteriori anni.

È possibile modificare il piano concordatario dopo il deposito?

Sì, entro certi limiti e con le autorizzazioni previste. Le modifiche sostanziali richiedono una nuova adunanza dei creditori. Modifiche migliorative, ovvero che aumentino la percentuale di soddisfacimento, seguono un iter semplificato.


Conclusioni

Il concordato preventivo nel 2026 è uno strumento potente ma tecnicamente complesso, che richiede una pianificazione anticipata, un team di consulenti qualificati e una strategia chiara. Le imprese che si trovano in difficoltà finanziaria non devono aspettare che la situazione diventi irreversibile: il Codice della Crisi valorizza l'accesso precoce alle procedure e penalizza chi interviene quando è troppo tardi.

La qualità della documentazione, la credibilità del piano e la corretta gestione dei rapporti con i creditori sono i fattori determinanti per il successo della procedura. Un supporto tecnologico adeguato, come quello offerto da IUS AI nella ricerca giurisprudenziale e nella generazione di documenti legali, può fare la differenza tra una procedura efficiente e una dispersiva.

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