News & Normativa1 ottobre 2026

Concordato Preventivo 2026: cos'è, come funziona e quando conviene alle imprese in crisi

Il concordato preventivo è uno degli strumenti più rilevanti che il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza mette a disposizione dell'imprenditore in difficoltà. Si tratta di una procedura concorsuale che consente all'impresa di evitare la liquidazione giudiziale — la nuova denominazione del

Concordato Preventivo 2026: cos'è, come funziona e quando conviene alle imprese in crisi

Concordato Preventivo 2026: cos'è, come funziona e quando conviene alle imprese in crisi

Il concordato preventivo è uno degli strumenti più rilevanti che il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza mette a disposizione dell'imprenditore in difficoltà. Si tratta di una procedura concorsuale che consente all'impresa di evitare la liquidazione giudiziale — la nuova denominazione del vecchio fallimento — attraverso un accordo con i creditori, raggiunto sotto il controllo dell'autorità giudiziaria.

Nel 2026, dopo le successive integrazioni normative che hanno affinato il testo del D.Lgs. 14/2019 e recepito la Direttiva europea 2019/1023 sull'insolvenza, il concordato preventivo rappresenta uno strumento maturo, articolato e, se ben utilizzato, efficace per il risanamento o la liquidazione ordinata di un'impresa in crisi.

Questa guida analizza la struttura della procedura, i requisiti di accesso, le tipologie disponibili, le fasi processuali e i criteri per valutare se il concordato preventivo è la scelta giusta per la propria realtà imprenditoriale.


Che cos'è il concordato preventivo

Il concordato preventivo è una procedura concorsuale giudiziale mediante la quale un imprenditore commerciale che si trova in stato di crisi o di insolvenza propone ai propri creditori un piano di soddisfacimento dei debiti, con la supervisione del tribunale e l'assistenza di organi nominati dal giudice.

L'obiettivo può essere duplice:

  • la continuità aziendale, quando l'impresa è risanabile e il piano prevede la prosecuzione dell'attività;
  • la liquidazione del patrimonio, quando l'azienda non è più sostenibile ma si vuole gestire ordinatamente la chiusura, garantendo ai creditori un soddisfacimento migliore rispetto alla liquidazione giudiziale.

La procedura si distingue dalla liquidazione giudiziale per il fatto che è l'imprenditore stesso a proporre il piano, mantenendo — almeno in parte — il governo della propria azienda durante il percorso.


Chi può accedere al concordato preventivo nel 2026

Possono accedere al concordato preventivo gli imprenditori commerciali, sia persone fisiche che società, che si trovino in stato di crisi o insolvenza, purché superino determinate soglie dimensionali.

Il Codice della Crisi prevede che siano escluse dalla procedura le imprese cosiddette "sotto soglia", ossia quelle che, nei tre esercizi precedenti alla domanda, abbiano congiuntamente:

  • un attivo patrimoniale annuo inferiore a 300.000 euro;
  • ricavi lordi annui inferiori a 200.000 euro;
  • un ammontare di debiti, anche non scaduti, inferiore a 500.000 euro.

Per queste ultime è previsto l'accesso a strumenti diversi, come la liquidazione controllata o la procedura di esdebitazione, che il Codice della Crisi ha disciplinato specificamente.

Per le imprese che superano tali soglie, il concordato preventivo resta la procedura principale per gestire la crisi in modo strutturato.


Le due tipologie principali: concordato in continuità e concordato liquidatorio

Concordato in continuità aziendale

Il concordato in continuità è lo strumento previsto quando l'impresa, pur in difficoltà, è in grado di proseguire la propria attività, diretta o indiretta, e il piano dimostra che questa continuità genera valore sufficiente per soddisfare i creditori in misura migliore rispetto alla liquidazione.

La continuità può essere:

  • diretta, quando è lo stesso imprenditore o la stessa società a continuare l'attività;
  • indiretta, quando l'azienda viene ceduta a terzi che la proseguono, con l'effetto di preservare i posti di lavoro e il valore avviamento.

Nel concordato in continuità il piano deve dimostrare la sostenibilità economico-finanziaria del progetto di risanamento. L'attestatore, un professionista indipendente iscritto nel registro dei revisori legali, è chiamato a verificare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano.

La normativa del 2026 prevede specifiche tutele per i creditori nella continuità: la soddisfazione dei creditori privilegiati deve rispettare la loro posizione nella gerarchia concorsuale, mentre i creditori chirografari devono ricevere almeno una percentuale minima come previsto dal piano omologato.

Concordato liquidatorio

Quando l'impresa non è risanabile, il concordato liquidatorio consente di liquidare il patrimonio in modo organizzato, fuori dal circuito della liquidazione giudiziale, con maggiore flessibilità e — teoricamente — con risultati migliori per i creditori.

In questa tipologia il piano prevede la cessione di beni o di rami d'azienda, la liquidazione degli asset, la distribuzione del ricavato ai creditori secondo le regole della par condicio creditorum e le cause di prelazione.

Il Codice della Crisi ha posto un vincolo fondamentale al concordato liquidatorio: i creditori chirografari devono essere soddisfatti per almeno il 20% del loro credito. Tale soglia minima non si applica al concordato in continuità, nel quale la percentuale può essere inferiore a condizione che il piano dimostri che la continuità genera più valore della liquidazione.


Il concordato preventivo semplificato

Accanto alle due forme principali, il Codice della Crisi ha introdotto il concordato preventivo semplificato per la liquidazione del patrimonio, accessibile solo quando l'imprenditore abbia previamente tentato la composizione negoziata della crisi senza raggiungere un accordo.

Si tratta di uno strumento rapido: il piano non deve essere approvato dai creditori ma soltanto omologato dal tribunale, che verifica la non convenienza della proposta rispetto alla liquidazione giudiziale. I tempi sono significativamente ridotti rispetto al concordato ordinario.


Le fasi della procedura concordataria

Deposito del ricorso e della documentazione

L'imprenditore, assistito da un avvocato, deposita il ricorso presso il tribunale competente allegando:

  • la situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata;
  • l'elenco dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti;
  • l'inventario dei beni;
  • il piano concordatario;
  • la relazione dell'attestatore.

È possibile depositare anche un ricorso con riserva (il cosiddetto "preconcordato"), richiedendo un termine — fino a 120 giorni, prorogabile — per predisporre il piano definitivo. Questo meccanismo consente all'imprenditore di attivare immediatamente la protezione dal patrimonio mentre lavora alla strutturazione del piano.

L'ammissione e la nomina degli organi

Il tribunale, verificati i requisiti formali, emette il decreto di ammissione alla procedura e nomina:

  • il commissario giudiziale, che vigila sull'attività dell'imprenditore, redige l'inventario, convoca e presiede l'adunanza dei creditori;
  • il giudice delegato, che coordina le singole fasi processuali.

Dalla data del decreto, il patrimonio dell'imprenditore è protetto da azioni esecutive individuali e cautelari dei creditori anteriori.

La votazione dei creditori

I creditori sono chiamati a esprimersi sulla proposta concordataria. L'approvazione richiede il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Se i creditori sono divisi in classi, è necessaria la maggioranza per classi o l'applicazione del meccanismo del cram-down giudiziale.

Il cram-down, importato dalla tradizione anglosassone attraverso la Direttiva europea sull'insolvenza, consente al tribunale di omologare il concordato anche quando alcune classi di creditori hanno votato contro, a condizione che il piano sia equo e che le classi dissenzienti non siano pregiudicate rispetto a una liquidazione alternativa.

L'omologazione

Dopo la votazione favorevole — o in caso di cram-down — il tribunale procede all'omologazione del concordato, che rende il piano vincolante per tutti i creditori anteriori, compresi quelli che hanno votato contro.

L'omologazione è soggetta a eventuali opposizioni da parte dei creditori dissenzienti, che possono contestare la convenienza della proposta rispetto alla liquidazione giudiziale.

L'esecuzione del piano

Una volta omologato, il piano deve essere eseguito sotto la vigilanza del commissario giudiziale e del giudice delegato. L'imprenditore rimane in carica e continua a gestire l'azienda, con i poteri limitati dalle disposizioni del tribunale.


La procedura di allerta e la composizione negoziata come antecedenti del concordato

Il Codice della Crisi ha introdotto strumenti di allerta precoce che precedono il concordato. In particolare, la composizione negoziata della crisi consente all'imprenditore di accedere a una piattaforma telematica nazionale, gestita dalle Camere di Commercio, per nominare un esperto indipendente e avviare trattative riservate con i creditori.

Nel 2026 questo strumento è pienamente operativo e rappresenta il primo passo consigliato: se la composizione negoziata ha esito negativo, l'imprenditore può accedere direttamente al concordato semplificato o a un concordato preventivo ordinario.


Concordato preventivo e liquidazione giudiziale: le differenze chiave

AspettoConcordato preventivoLiquidazione giudiziale
PropostaDell'imprenditoreNon richiesta
Gestione dell'impresaRimane all'imprenditore (vigilata)Passa al curatore
EsitoRisanamento o liquidazione ordinataLiquidazione coatta
Effetti per il debitoreEsdebitazione al termineEsdebitazione richiedibile
CostiElevati, ma prevedibiliSpesso più elevati
TempiVariabili, tendenzialmente più rapidiLunghi

Vantaggi e limiti dello strumento

Vantaggi

Il concordato preventivo offre all'imprenditore la possibilità di mantenere il controllo della propria azienda durante la procedura, negoziare con i creditori sulla base di un piano strutturato, evitare le conseguenze personali e reputazionali della liquidazione giudiziale, e — nel caso del concordato in continuità — preservare posti di lavoro e valore aziendale.

La protezione del patrimonio dalla data di deposito del ricorso è un vantaggio immediato e concreto: blocca i pignoramenti e le ipoteche, offrendo la finestra temporale necessaria per strutturare il piano.

Limiti

La procedura è costosa: richiede la consulenza di avvocati, commercialisti, attestatori e altri professionisti. Richiede tempo per la predisposizione del piano e per le fasi giudiziali. Impone trasparenza totale sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell'impresa. E, soprattutto, richiede che il piano sia credibile e attestato da un professionista indipendente: un piano mal strutturato può portare alla mancata omologazione e alla conversione in liquidazione giudiziale.


FAQ sul concordato preventivo 2026

Il concordato preventivo è accessibile anche alle PMI?

Sì, a condizione che l'impresa superi le soglie dimensionali previste dal Codice della Crisi. Le imprese sotto soglia hanno accesso a procedure semplificate.

Cosa succede ai dipendenti durante il concordato?

I contratti di lavoro continuano, salvo diversa indicazione del piano. Nel concordato in continuità la tutela dei lavoratori è un elemento centrale. L'imprenditore deve rispettare gli obblighi contributivi e retributivi durante la procedura.

I creditori possono opporsi all'omologazione?

Sì. I creditori dissenzienti possono proporre opposizione e contestare la convenienza del concordato rispetto alla liquidazione giudiziale.

Il concordato preventivo cancella i debiti?

Al termine dell'esecuzione del piano, il debitore è liberato dai debiti residui verso i creditori anteriori. Si tratta dell'effetto esdebitatorio proprio del concordato omologato ed eseguito.

Quanto dura la procedura?

Dipende dalla complessità del caso. La fase di ammissione può richiedere settimane; la votazione dei creditori avviene entro termini fissati dal giudice; l'omologazione può impiegarsi anche anni nei casi più complessi. In media, le procedure durano tra uno e tre anni.

Cosa succede se l'imprenditore non esegue il piano?

Il mancato adempimento degli obblighi concordatari può portare alla risoluzione del concordato e alla successiva apertura della liquidazione giudiziale.


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Conclusioni

Il concordato preventivo nel 2026 è uno strumento complesso ma potente, che il legislatore italiano — anche sotto la spinta europea — ha reso più accessibile, più flessibile e più orientato al risanamento rispetto al passato.

Per l'imprenditore in crisi, la valutazione tempestiva di questa procedura concorsuale può fare la differenza tra la sopravvivenza e la dissoluzione dell'azienda. Per l'avvocato che lo assiste, conoscere in profondità le regole del Codice della Crisi, la giurisprudenza più recente e gli strumenti operativi disponibili è oggi più importante che mai.

La chiave è agire in anticipo: il concordato preventivo funziona meglio quando viene attivato in una fase di crisi ancora reversibile, non quando l'insolvenza è già conclamata e le risorse finanziarie sono esaurite.

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