Guide Pratiche16 agosto 2026

Concordato preventivo: cos'è, quando richiederlo e come funziona nel 2026

Il concordato preventivo è uno degli strumenti più rilevanti che il diritto italiano mette a disposizione dell'imprenditore in difficoltà economica. Si tratta di una procedura concorsuale che consente all'impresa in stato di crisi o di insolvenza di evitare la liquidazione giudiziale, raggiungendo u

Concordato preventivo: cos'è, quando richiederlo e come funziona nel 2026

Concordato preventivo: cos'è, quando richiederlo e come funziona nel 2026

Il concordato preventivo è uno degli strumenti più rilevanti che il diritto italiano mette a disposizione dell'imprenditore in difficoltà economica. Si tratta di una procedura concorsuale che consente all'impresa in stato di crisi o di insolvenza di evitare la liquidazione giudiziale, raggiungendo un accordo con i propri creditori sotto la supervisione del tribunale. Con l'entrata a pieno regime del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. 14/2019, di seguito CCII), il quadro normativo ha subito trasformazioni significative che gli operatori del diritto e gli imprenditori devono conoscere nel 2026.

In questo articolo viene esaminato il concordato preventivo nella sua configurazione attuale: definizione, presupposti, procedura, tipologie, effetti giuridici e differenze rispetto agli altri strumenti di regolazione della crisi.


Cos'è il concordato preventivo

Il concordato preventivo è una procedura concorsuale attraverso la quale il debitore propone ai creditori un piano di ristrutturazione o di liquidazione del proprio patrimonio, con l'obiettivo di soddisfare i crediti in misura almeno parziale, in alternativa alla liquidazione giudiziale. Il piano viene sottoposto al voto dei creditori e, se approvato, omologato dal tribunale, diventando vincolante anche per i creditori dissenzienti.

La finalità originaria dell'istituto è conservativa: favorire la continuità aziendale e preservare i valori produttivi, ove possibile. Tuttavia, il concordato può avere anche natura liquidatoria, quando il debitore non è in grado di garantire la prosecuzione dell'attività.

Nel sistema del CCII, il concordato preventivo è disciplinato principalmente dagli artt. 84-120 del Codice, che hanno profondamente rinnovato la disciplina rispetto alla legge fallimentare del 1942.


Presupposti soggettivi e oggettivi

Chi può accedere al concordato preventivo

Possono ricorrere al concordato preventivo gli imprenditori commerciali e agricoli che superino determinate soglie dimensionali, ai sensi dell'art. 2 CCII. Sono esclusi i piccoli imprenditori, i consumatori e i professionisti, per i quali esistono procedure dedicate (composizione negoziata, piano del consumatore, concordato minore).

In particolare, la procedura è accessibile agli imprenditori che presentino almeno uno dei seguenti requisiti:

  • debiti scaduti e non pagati superiori a 30.000 euro nei tre anni precedenti;
  • attivo patrimoniale superiore a 300.000 euro nei tre anni precedenti;
  • ricavi lordi superiori a 200.000 euro nei tre anni precedenti.

Lo stato di crisi o di insolvenza

Il presupposto oggettivo è la sussistenza di uno stato di crisi o di insolvenza. La nozione di crisi, introdotta dal CCII, si distingue da quella di insolvenza: la crisi indica una situazione di difficoltà patrimoniale o finanziaria che rende probabile l'insolvenza futura, mentre l'insolvenza è lo stato di incapacità attuale a soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.

Il concordato preventivo può essere presentato in entrambe le situazioni. Anzi, il legislatore incentiva l'accesso precoce alle procedure di regolazione della crisi, prima che la situazione si deteriori ulteriormente.


Tipologie di concordato preventivo nel 2026

Concordato in continuità aziendale

È la tipologia preferita dal legislatore. L'impresa mantiene la propria attività, direttamente o indirettamente (mediante cessione a terzi con continuazione dell'attività). Il piano prevede la prosecuzione dell'attività produttiva, il pagamento dei creditori con i flussi generati dall'impresa e la salvaguardia dei livelli occupazionali.

Il concordato in continuità gode di una disciplina privilegiata sotto diversi profili: è possibile derogare al principio della par condicio creditorum con maggiore flessibilità, vi sono previsioni speciali in materia di contratti pendenti e finanziamenti interinali.

Concordato liquidatorio

In questo caso l'impresa viene liquidata e il ricavato distribuito ai creditori. La legge pone un requisito minimo: i creditori chirografari devono ricevere almeno il 20% del loro credito. Si tratta di un limite introdotto per evitare l'utilizzo strumentale del concordato come alternativa eccessivamente vantaggiosa alla liquidazione giudiziale.


La procedura concordataria: fasi principali

1. La domanda di concordato

La procedura ha inizio con il deposito della domanda presso il tribunale del luogo in cui si trova la sede principale dell'impresa. Il ricorso può essere:

  • Completo (con piano e proposta già definiti);
  • Con riserva (c.d. concordato in bianco o prenotativo), in cui il debitore deposita la domanda riservandosi di presentare il piano entro un termine fissato dal tribunale, non superiore a 120 giorni, prorogabili di ulteriori 60 in casi eccezionali.

Il ricorso deve essere accompagnato da una serie di documenti: la situazione patrimoniale aggiornata, l'elenco dei creditori con indicazione dei rispettivi crediti, un piano che descriva le modalità e i tempi di soddisfazione, e la relazione di un professionista indipendente (attestatore) che certifichi la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano.

2. Il tribunale e il commissario giudiziale

Il tribunale, verificati i presupposti formali, emette il decreto di ammissione alla procedura. Con questo provvedimento nomina il giudice delegato e il commissario giudiziale, che svolge funzioni di vigilanza sull'attività del debitore e fornisce ai creditori le informazioni necessarie per esprimere il voto.

Dalla data del decreto, il debitore conserva l'amministrazione dei beni, ma non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza l'autorizzazione del giudice delegato. Scatta altresì il divieto di azioni esecutive e cautelari individuali da parte dei creditori (c.d. automatic stay).

3. La votazione dei creditori

I creditori vengono convocati per esprimere il voto sulla proposta. Il concordato è approvato quando la maggioranza dei creditori ammessi al voto, rappresentanti la maggioranza dei crediti ammessi, vota a favore. In presenza di classi di creditori, occorre che la maggioranza delle classi approvi la proposta.

Il debitore può suddividere i creditori in classi omogenee per posizione giuridica e interessi economici. Le classi consentono di differenziare il trattamento dei diversi gruppi di creditori, rispettando però la regola della priorità relativa (absolute priority rule attenuata nel concordato in continuità).

4. L'omologazione

Approvata la proposta dai creditori, il tribunale procede all'omologazione, previo controllo di legalità e, in caso di opposizioni, anche di convenienza. Con l'omologazione il concordato diventa vincolante per tutti i creditori, inclusi quelli dissenzienti.

In caso di mancata approvazione o di diniego di omologazione, il tribunale può, su richiesta, dichiarare la liquidazione giudiziale del debitore.


Il ruolo dell'attestatore

Una figura centrale nella procedura concordataria è quella del professionista attestatore. Si tratta di un esperto indipendente, iscritto nel registro dei revisori legali e che possiede specifici requisiti di indipendenza rispetto al debitore, chiamato a certificare:

  • la veridicità dei dati aziendali contenuti nel piano;
  • la fattibilità economica e giuridica del piano proposto;
  • nei concordati con continuità, la prospettiva di maggiore soddisfazione dei creditori rispetto alla liquidazione giudiziale.

La relazione dell'attestatore è un documento fondamentale: condiziona l'ammissibilità della domanda e costituisce uno degli elementi centrali valutati dai creditori nella fase di voto.


Effetti del concordato preventivo sui contratti pendenti

Un aspetto di grande rilevanza pratica riguarda i contratti in corso di esecuzione. Salvo diversa disposizione del piano o del tribunale, i contratti pendenti rimangono in essere al momento della presentazione della domanda di concordato. Il debitore può decidere di sciogliersi da contratti che ritiene non funzionali al piano, con obbligo di risarcire il danno, il cui credito viene tuttavia trattato come credito concorsuale anteriore.

Vi sono eccezioni significative: i contratti di lavoro subordinato, i contratti di locazione di immobili e alcuni contratti finanziari sono soggetti a regole speciali che ne limitano o escludono lo scioglimento unilaterale.


Finanziamenti interinali e prededucibili

Durante la procedura concordataria, l'impresa può avere necessità di accedere a nuova finanza per sostenere l'attività e portare a termine il piano. Il CCII prevede che i finanziamenti erogati in funzione o in esecuzione del concordato, autorizzati dal tribunale, godano della prededuzione, ossia siano soddisfatti con priorità assoluta rispetto agli altri crediti concorsuali. Questo strumento è fondamentale per incentivare i soggetti finanziatori a supportare le imprese in crisi.


Concordato preventivo e composizione negoziata: differenze

Con il CCII è stata introdotta la composizione negoziata della crisi, uno strumento stragiudiziale che precede le procedure concorsuali vere e proprie. È importante non confondere i due istituti.

La composizione negoziata è riservata alle imprese in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che rendano probabile la crisi o l'insolvenza, e si svolge con l'ausilio di un esperto indipendente nominato dalla Camera di Commercio. Non ha natura concorsuale e non produce l'automatic stay automatico.

Il concordato preventivo, invece, è una procedura giudiziale vera e propria, con effetti cogenti erga omnes una volta omologata.

La composizione negoziata può tuttavia preludere al concordato preventivo, nel caso in cui le trattative non abbiano successo o il debitore ritenga opportuno formalizzare l'accordo raggiunto attraverso una procedura concorsuale.


Quando conviene ricorrere al concordato preventivo

Il concordato preventivo è uno strumento complesso e costoso. Prima di attivare la procedura, l'imprenditore dovrebbe valutare:

  • Se esistono strumenti stragiudiziali idonei a risolvere la crisi (accordi di ristrutturazione del debito, composizione negoziata, piano attestato di risanamento);
  • Se la crisi è ancora reversibile e l'azienda ha un valore produttivo da preservare;
  • Se la liquidazione giudiziale offrirebbe ai creditori un risultato significativamente migliore rispetto alla proposta concordataria.

Il concordato in continuità è preferibile quando l'impresa ha un'attività ancora viva, rapporti commerciali consolidati e un mercato a cui rivolgersi. Il concordato liquidatorio trova invece giustificazione quando l'impresa non è più in grado di operare, ma dispone di un patrimonio sufficiente a soddisfare almeno il 20% dei creditori chirografari.


Profili penali: la bancarotta nel concordato

L'apertura della procedura concordataria non esonera l'imprenditore da possibili responsabilità penali per fatti compiuti anteriormente. Il reato di bancarotta fraudolenta documentale o patrimoniale può essere contestato anche nel concordato, qualora emergano condotte distrattive o occultamenti di beni posti in essere prima della domanda.

È quindi fondamentale che l'imprenditore si avvalga di una consulenza legale qualificata fin dalle prime fasi di emersione della crisi, per evitare di aggravare la propria posizione patrimoniale e penale.


FAQ: domande frequenti sul concordato preventivo

Quanto dura la procedura di concordato preventivo?

La durata varia significativamente in funzione della complessità del caso. In media, dalla presentazione della domanda all'omologazione trascorrono tra 12 e 24 mesi. Le procedure più complesse, con numerosi creditori e classi, possono protrarsi oltre.

Il debitore perde il controllo dell'azienda durante il concordato?

No. Il debitore conserva l'amministrazione dell'impresa durante la procedura, ma sotto la supervisione del commissario giudiziale e con limitazioni per gli atti di straordinaria amministrazione. Si parla di procedura con spossessamento attenuato.

I lavoratori sono tutelati durante il concordato?

I contratti di lavoro subordinato rimangono in vigore durante la procedura. I crediti dei lavoratori per retribuzioni e TFR godono di privilegio speciale e generale, che garantisce loro una posizione preferenziale nel piano di soddisfazione.

Il concordato preventivo incide sul merito creditizio?

La presentazione di una domanda di concordato viene iscritta nel Registro delle Imprese e può incidere sul merito creditizio. Tuttavia, l'accesso precoce alle procedure di regolazione della crisi è oggi incentivato proprio per evitare che situazioni di difficoltà temporanea degenerino in insolvenze irreversibili.

È possibile convertire il concordato in liquidazione giudiziale?

Sì. Se la proposta non viene approvata dai creditori o il piano risulta inattuabile, il tribunale può convertire la procedura in liquidazione giudiziale, su istanza di parte o d'ufficio.


Come IUS AI supporta professionisti e imprenditori nella gestione della crisi

La gestione di una procedura concordataria richiede la redazione di numerosi documenti: il piano di ristrutturazione, le comunicazioni ai creditori, le istanze al tribunale, i contratti di finanziamento interinale. IUS AI mette a disposizione degli avvocati e dei professionisti della crisi d'impresa strumenti di intelligenza artificiale per generare bozze di atti e contratti, ricercare la giurisprudenza rilevante in un archivio di oltre 100.000 sentenze e gestire la documentazione della procedura in modo efficiente.

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Conclusioni

Il concordato preventivo rappresenta nel 2026 uno strumento sofisticato e flessibile per la gestione della crisi d'impresa. Il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza ha rafforzato la vocazione conservativa dell'istituto, privilegiando le soluzioni che consentono la continuità aziendale e la salvaguardia del valore economico dell'impresa. Allo stesso tempo, ha introdotto presidi più rigorosi a tutela dei creditori, come il requisito del 20% per il concordato liquidatorio e la regola della priorità relativa tra classi.

Per l'imprenditore in difficoltà, l'accesso tempestivo agli strumenti di regolazione della crisi è oggi non solo una possibilità, ma una responsabilità. Attendere troppo aggrava la situazione patrimoniale, riduce le opzioni disponibili e aumenta il rischio di responsabilità personale. La consulenza di un professionista qualificato, supportata da strumenti tecnologici adeguati, fa la differenza tra una ristrutturazione riuscita e una liquidazione inevitabile.

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